Serie A

Chivu, l'Inter per il derby: «Dobbiamo essere la miglior versione di noi stessi»

Il tecnico Cristian Chivu parla alla vigilia della sfida contro il Milan: «Nessuno è favorito, conta l'ambizione»

Chivu, l'Inter per il derby: «Dobbiamo essere la miglior versione di noi stessi»

L'Inter si prepara per il derby di Milano in programma sabato 31 ottobre. Il tecnico Cristian Chivu ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida: «La squadra è pronta, consapevole del fatto che è un derby importante per noi, per loro, per la città e per i tifosi nostri e loro: è sempre speciale giocare queste partite, conta solo andare in campo ed essere la miglior versione di se stessi».

Chivu, le parole sul derby

Sulla preparazione della squadra, Chivu ha spiegato: «Nasce tutto dall'equilibrio, da ciò che hai nelle gambe e nella testa e dalle condizioni in cui ti mette l'avversario nel non fare determinate cose, sappiamo la forza del Milan e del suo palleggio e come può far male, hanno tecnica, intensità e velocità e noi dobbiamo essere pronti a mantenere lucidità e compattezza, coprendo profondità quando serve e facendo le pressioni giuste».

L'importanza della partita e il passato recente, ha commentato il tecnico: «Dobbiamo guardarla come una partita di campionato, è la decima e non dobbiamo guardare a quanto successo nel passato, dobbiamo essere la nostra miglior versione aggiungendo qualcosina. Se sono sei o sette partite che non si vince il derby bisogna farsi una domanda, non vuol dire che non ci si è impegnati, ma che gli episodi e i momenti sono stati favorevoli a loro. Serve aver tanto equilibrio, motivazione e consapevolezza che serve fare qualche sacrificio in più, a noi e alle squadre di un certo livello nessuno regala nulla».

Sulla condizione di Thuram, Chivu ha dichiarato: «Thuram sta bene, non ha nessun deficit. Quando un giocatore trova la quadra giusta della leadership e di quello che sposta in campo trova fiducia e autostima quando segna e diventa determinante, le energie si trovano sempre e sono sicuro che le avrà anche domani».

Sulla concentrazione del gruppo per l'appuntamento, il tecnico ha detto: «Siamo solo alla decima partita, la storia e il campionato scorso mi insegnano che un derby può anche non essere decisivo. Questa è una partita di Serie A importante, può dare tanto a una squadra e togliere all'altra, ma spesso la storia insegna che non è così. Il Milan l'anno scorso ci ha battuti e poi ha perso con la Lazio a Roma, conta sempre la consistenza che si trova in una stagione lunga, ma è un derby, subentra anche l'orgoglio e determinazione in più, quando si va in giro si sentono i tifosi contenti per una vittoria, se non capita escono fuori un po' di cose che non si vorrebbero mai gestire, ma dalle parole ai fatti la strada è lunga e bisogna dimostrarlo con maturità nella gestione di energia e frustrazioni, dobbiamo e vogliamo essere al massimo».

Sulla pressione e le favorite, Chivu ha precisato: «Favorite non esistono nei derby: c'è ambizione, voglia e orgoglio e di portare a casa questo tipo di partita, la pressione è per tutti. Sappiamo quello che ti dà vincere un derby, non bisogna caricarsi troppo di cose che succhiano energie, bisogna fare le cose giuste per una partita del genere».

Sul modo di giocare e l'organizzazione della squadra, l'allenatore ha spiegato: «Questa domanda dovrei farla io a voi, penso che quello che stiamo facendo e le nostre pressioni siano interpretate male, non giochiamo a uomo ma andiamo sui riferimenti con dei trigger che ti permettono di fare questo tipo di gioco. Più organizzazione e pensiero comune lo abbiamo avuto nelle ultime partite, abbiamo aspettato momenti e situazioni per farlo, è anche il momento in cui un giocatore si prende la responsabilità di fare un certo tipo di pressione. Dobbiamo capire quando, come e perché, e quando si fa bisogna farlo con convinzione, ma ultimamente la squadra l'ha capito perché è più ordinata nella scelta su come e quando andare, ma giocando ogni tre giorni ci si può lavorare poco».

Sulla prospettiva del nuovo stadio, Chivu ha espresso il suo pensiero: «So che ci sono i sostenitori del Giuseppe Meazza e lo sono anche io, ma sono pro innovazione e pro novità, per ciò che crea cose importanti per la Proprietà e danno nuove risorse, è il mondo che va avanti. Ben vengano le cose nuove, anche se mi può dispiacere perché lì dentro ho dato tanto da giocatore e un po' meno da allenatore, il nuovo fa un po' di paura all'inizio, ma poi darà tante soddisfazioni. Mancano 4 anni, allenare l'Inter con tutto quello che devo subire sempre tra giudizi e pregiudizi e sentenze, sarà dura farmi reggere quattro anni, se cambia la cultura sportiva arriverò con meno capelli bianchi».

Sui precedenti e la maturità del gruppo, il tecnico ha aggiunto: «Con lo Shakhtar la partita si è fatta sentire per la carica pre gara, poi siamo stati costretti a spendere tanto, siamo stati presi dall'entusiasmo sottovalutando un po' la gara, poi ne abbiamo fatta un'altra dura con la Fiorentina. Non è che si deve sempre far vedere quanto siamo bravi, questa squadra ha fatto capire che sa ciò che serve, non mettere tutto ciò che si ha può condizionare una gara e noi siamo consapevoli che il derby ci obbliga ad aggiungere qualcosa in più per far vedere la nostra crescita e maturità, che non passa solo attraverso belle partite e vittorie, ma anche con filotti in cui bisogna capire cosa mettere per portare a casa il risultato. Per fortuna in un derby bisogna aggiungere tante cose perché la partita ti costringe a farne di più».

Sulla situazione di Carlos Augusto e la difesa, Chivu ha parlato: «Io non cerco risposte sull'equilibrio ma sono condizionato dagli infortuni, ho solo 3 difensori centrali più Carlos che è il quarto ma è riserva anche del quinto a sinistra, cerco di fare rotazioni per far riposare qualcuno, se no dovrebbero giocare Bovio o Jakirovic, non che non se lo meritino, ma ci sono troppe partite importanti per dare pressione così importante a un ragazzo giovane, ogni partita uno solo può e deve riposare».

Sulla possibile presenza di Martinez in porta, l'allenatore ha risposto: «Non lo so vedremo domani».

Sull'importanza del primo gol e l'equilibrio della squadra, Chivu ha spiegato: «Io ho avuto allenatori che partivano dal presupposto che la squadra non doveva subire, era una legge. Io non la penso così, non prediligo l'attacco o la difesa, chiedo equilibrio e maturità e di capire i momenti di una partita, quanto bisogna mettere per riuscire a fare determinate cose. Mi arrabbio con chi specula e si fida troppo del proprio compagno, dimenticando i principi di una squadra, per quanto riguarda un determinato tipo di corsa che si deve fare sempre, al trotto non si arriva da nessuna parte. La fase difensiva riguarda 11 giocatori che devono avere chiarezza e un pensiero comune, serve energia poi contro un blocco basso: questa squadra lavora su questo, il mio compito è trovare quell'equilibrio da realizzare con la stessa energia, senza speculare. 0-0 è bello? Non lo so, ma perdere non piace, vincere 1-0 invece? Sicuramente è meglio ma con l'Inter non si sa mai, mi interessa che i ragazzi diano tutto per guardarsi allo specchio a testa alta, dobbiamo essere consapevoli che tra tre giorni ci sarà un'altra partita e la prossima sarà sempre la più importante».

Sulle difficoltà contro i blocchi bassi, il tecnico ha commentato: «Se finisce 5-3 il problema è in difesa, se finisce 2-0 non va bene lo stesso: il problema dell'Inter è che deve trovare più motivazione in più rispetto a quanto stia facendo, ma non dipende dai risultati ma dal capire che con la palla bisogna esaltare le proprie caratteristiche, consapevoli che a volte dobbiamo prenderci dei rischi con tanti uomini in avanti, ma bisogna reagire subito quando si perde la palla, poi il blocco basso magari non va bene perché subiamo dei gol, è la percezione del pericolo. Bisogna trovare un po' di provincialità quando non si ha la palla, avere fame e mettere ordine, concentrazione in fase difensiva, serve un blocco di dieci giocatori che deve reagire e avere la stessa fame. Il Venezia mi ha impressionato in questo senso per la sua cattiveria e organizzazione, l'ideale è questo ma non è semplice raggiungerlo. Serve accettare il fatto che 25 gol fatti non bastano e quelli subiti sono troppi, cerchiamo di essere noi stessi in ogni situazione sia quando attacchiamo un blocco basso, sia quando difendiamo: serve energia e provincialità».

Sulla prestazione contro il Venezia, Chivu ha concluso: «Nella testa di tutti noi, me compreso, a volte si può essere condizionati da certe situazioni. Devo essere attento per non parlare di cose troppo intime: non ho la verità assoluta. Io so cause e motivi, anche perché sono stato in uno spogliatoio come questo che aveva tante partite e vinceva. Scatta sempre qualcosa, soprattutto se devo dare ragione che a ribaltare le partite sprechi energie: abbiamo speso tanto con lo Shakhtar, abbiamo patito l'importanza della partita e speso tanto con la Fiorentina, arrivi che mancano le energie, un po' di leggerezza e superficialità soprattutto a livello mentale. Poi l'abbiamo portata a casa perché siamo stati anche fortunati perché loro non hanno fatto gol, ma non è da giudicare sempre, tante squadre perdono quando si gioca ogni tre giorni, noi abbiamo sbagliato solo il Brugge in questo ciclo. Non è facile rispondere a questa domanda, ci sono tante cose che non si possono dire e tante che sono così e bisogna accettarle, non far finta e correggerle, spiegarle. Parliamo di un gruppo molto intelligente, loro sono i primi consapevoli di ciò che non va, ma sono umani e non è semplice avere questa pressione addosso di vincere sempre, ce la mettono tutta, a volte reagiscono, a volte partono subito bene, non hanno l'energia sempre al 100% ma dal punto di vista motivazionale danno sempre il massimo e posso solo apprezzarli per questo. Pur non essendo belli trovano modi di vincere una partita, a volte col bello non arrivi da nessuna parte: bisogna accettare di poter fare meglio certe cose».

Notizia scritta con il supporto dell'intelligenza artificiale e verificata dalla redazione.

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