Serie A
Pjanic, la Roma può sognare lo scudetto: «Con Dybala e Malen»
Il centrocampista parla della Roma di Gasperini e della necessità di ricostruire la Juventus
Al Festival dello Sport di Trento, Miralem Pjanic ha parlato alla testata Gianluca Di Marzio della Roma attuale: «La Roma può sognare lo scudetto. Sono belli da vedere, fa piacere guardarli, giocano bene e se davanti Dybala sta bene, con Malen possono davvero riportare lo scudetto a Roma. È la squadra che merita di più al momento».
Le parole di Pjanic
Sulla Juventus, Pjanic ha spiegato la situazione del club: «Penso che sia presto per parlare di scudetto. Se si guarda la scorsa stagione non si può partire con quell’ambizione. L’Inter è favorita per la rosa poi ci sono il Napoli e la Roma. L’obiettivo primario deve essere ricostruire, ma velocemente perché alla Juve si vuole sempre vincere. Si può parlare di rientrare in Champions, sarebbe la cosa più giusta».
Riguardo al suo passato in famiglia, Pjanic ha raccontato: «Siamo andati in Lussemburgo, una seconda casa che ha permesso ai miei genitori di lavorare e rifarsi una seconda vita. Papà lavorava in cantiere, mattina e pomeriggio; mamma faceva la donna delle pulizie dalle tre del pomeriggio alle dieci di sera. Papà giocava anche a calcio e io stavo con lui, mi portava ai suoi allenamenti. Avevo un solo giocattolo: il pallone».
Sulla scelta della nazionale, il centrocampista ha detto: «Forse non è stato giusto poi lasciarla e scegliere la Bosnia, ma è stata una scelta di cuore. Mi sono sentito bosniaco, in famiglia siamo bosniaci».
Sulla tecnica dei calci piazzati, Pjanic ha spiegato: «Per calciare bene le punizioni servono allenamento, allenamento, allenamento. Ognuno ha la sua preparazione: i suoi metri, come mette la palla, la concentrazione. Dipende dal lavoro che fai durante la settimana. Solo l'allenamento ti permette di perfezionare l'esecuzione».
Sul rapporto con Juninho Pernambucano, Pjanic ha dichiarato: «Quando ho visto Juninho ho capito l'importanza, in una squadra, di avere un giocatore bravo nei calci piazzati. È stato il primo giocatore a cui volevo assomigliare, in campo ma anche fuori. Mi piacevano la sua leadership, la sua quotidianità, il modo in cui si allenava. Oggi si vedono molti meno gol su punizione, in Italia uno che calcia davvero bene è Dybala».
Sui compagni di squadra, Pjanic ha parlato di Messi: «Al primo posto metterei Leo. Ho fatto un anno con lui e quando ho visto quello che faceva quotidianamente non era spiegabile. Avevi la sensazione che potesse fare davvero quello che voleva. Rendeva tutto semplice».
Su Cristiano Ronaldo, Pjanic ha aggiunto: «La forza mentale di Ronaldo non l'ho rivista in nessun altro.Con Cristiano partivo sempre 1-0, era ossessionato dal gol. Nonostante i trofei vinti, è stato un professionista che voleva competere in modo assurdo. Faceva alzare il livello dei compagni. Anche se sbagliava dieci gol, aveva quella mentalità che gli permetteva di andare avanti ed essere sicuro che avrebbe segnato nell'occasione successiva».
Su Francesco Totti, Pjanic ha detto: «È stato un sogno giocare con Checco, io ho vissuto solo la fine della sua carriera ma mi è bastato. Il soprannome principe? Per me è un onore che me lo abbia dato lui».
Sul rapporto con Allegri, Pjanic ha spiegato: «Allegri è stato molto importante. Un allenatore che è riuscito a dare a tutta la squadra compattezza nel modo in cui ci ha messo sul campo. Abbiamo reso facile vincere, oggi si vede che vincere uno scudetto non è facile per nessuno: all’epoca lo sembrava. Lui era l’architetto di tutto, mi fece diventare un giocatore più serio e quadrato nel campo, per me è stato molto importante e oggi siamo amici, gli voglio veramente bene e gli auguro tutto il meglio. Tutti i calciatori di quella squadra possono parlarne soltanto bene, è un ottimo allenatore che riceve critiche ingiustificate. Gran parte del merito di quegli anni è sua».
Sulla finale di Cardiff, Pjanic ha ricordato: «Io ho ancora in testa il mio tiro parato da Navas. Per come era partita pensavo fosse gol, ha avuto un riflesso incredibile È stato un sogno stare lì, abbiamo meritato di giocare quella finale. Dominavamo le partite. In finale abbiamo trovato una squadra con più esperienza nel gestire i momenti chiave. Aver perso quella finale è stato un grande dispiacere. Ci credevamo. Prima della partita ci credevo, ero sicuro della nostra forza».
Sul possibile erede, Pjanic ha scherzato: «Nuovo Pjanic? Il fratello di Kerim, Emre Alajbegovic, ha 13 anni: ne parleremo tra un paio di anni, vedrete».
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